PM10
Quando si parla d'inquinamento atmosferico, spesso ci si preoccupa solo di sostanze chimicamente attive, dimenticando le polveri e la fuliggine.
La conclusione di uno studio durato 16 anni, condotto presso la scuola di Medicina dell'Università di New York, ha concluso che una prolungata esposizione ad aria ricca di polveri aumenta in modo significativo il rischio di morire di tumori ai polmoni. Il rischio è associabile a quello risultante dall'esposizione al fumo passivo.
Ai problemi di sanità pubblica si somma il fatto che le PM sono tra le maggiori cause di diminuzione della visibilità serale nelle città italiane, nonché causa di danni a monumenti e materiali edili da costruzione.
Il PM10 è definito come il particolato (PM) fine delle polveri, con un diametro aerodinamico medio inferiore a 10 micron (1 µm = 1 millesimo di millimetro), assai pericoloso sotto il profilo sanitario. Si tratta infatti di una frazione respirabile, che grazie al piccolo diametro può arrivare sino alle più profonde vie respiratorie portandosi dietro sostanze altamente inquinanti e spesso cangerogene come il benzo(a)pirene.
Il particolato fine (PM2,5) è la frazione più fine del PM10, costituito da particelle con diametro uguale o inferiore a 2,5 µm. Questo tipo di particolato è quello più pericoloso per la salute e per l'ambiente.
Questo particolato può rimanere sospeso nell'atmosfera per giorni o settimane. Le particelle maggiori (da 2,5 a 10 µm) rimangono in atmosfera da poche ore a pochi giorni, contribuiscono poco al numero di particelle in sospensione, ma molto al peso totale delle particelle in sospensione. Sono significativamente meno dannose per la salute e l'ambiente.
Ne consegue che la misura del PM10 (espresso in µg/m3) quale metodo di valutazione dell'inquinamento da particolato fornisce informazioni incomplete: non distingue le particelle grossolane dal pericoloso PM 2,5. Paradossalmente, un elevato valore del PM10 può corrispondere alla presenza di poche particelle del tipo PM 2,5 e molte di dimensioni maggiori: una situazione più accettabile rispetto ad un PM10 di valore inferiore con poche particelle grossolane e molte dal PM 2,5.
Il PM 2,5 è una miscela complessa di migliaia di composti chimici e, alcuni di questi sono di estremo interesse a causa della loro tossicità. L'attenzione è rivolta agli idrocarburi aromatici policiclici (PHA) che svolgono un ruolo nello sviluppo del cancro.
Le sorgenti del PM10 sono in particolare i veicoli con motore a combustione interna, gli insediamenti produttivi che emettono polveri e gli impianti di riscaldamento a gasolio. I motori a combustione, il diesel e anche il biodiesel sono responsabili della produzione di circa il 70% di PM10.
Raccomandazioni.
Utilizzare il meno possibile il mezzo di trasporto privato (questo tipo di inquinante è presente all’interno dell’abitacolo dei veicoli in concentrazioni superiori a quelle esterne).
Evitare esercizi e sforzi fisici all’aria aperta nelle zone urbanizzate dove maggiore è la concentrazione di PM10. E’ bene evitare, in questa fase di emergenza, anche l’uso della bicicletta.
Le persone più a rischio (bambini, anziani, soggetti affetti da malattie respiratorie, e cardiovascolari) evitino di rimanere a lungo all’aperto nelle zone interessate da queste polveri (l’ambiente domestico è più protetto).
Ricambiare l’aria degli ambienti solo nelle prime ore della giornata, quando la concentrazione di PM10 è più bassa.
La legislazione italiana fissa per questa sostanza un obiettivo di qualità annuale pari a 40 microgrammi/metrocubo.