OZONO (O3)
La composizione atmosferica sta cambiando a causa dei grandi problemi dell'impoverimento dell'ozono, dell'effetto serra e della diffusione dell'inquinamento dell'aria. Questi grandi problemi sono collegati tra loro in vari modi: l'impoverimento dello strato d'ozono stratosferico e l'effetto serra sono strettamente connessi in quanto i clorofluorocarburi (CFC), che giocano un ruolo molto importante per l'impoverimento dell'ozono atmosferico, sono anche dei gas ad effetto serra molto potenti. Inoltre esistono connessioni tra l'effetto serra e l'inquinamento dell'aria causato dall'uso dei combustibili fossili (petrolio, carbone).
L'ozono è l'unico gas nell'atmosfera capace di evitare che le radiazioni solari ultraviolette più dannose raggiungano la superficie terrestre.Numerose indicazioni confermano che i composti del cloro risultati dalle attività umane sono i principali responsabili della diminuzione dell'ozono nel vortice polare. Il cloro proviene dalla rottura delle molecole di clorofluorocarburi (CFC) trasportate senza subire alcun cambiamento. Inoltre anche le nubi stratosferiche polari hanno un ruolo decisivo nella formazione del buco dell'ozono in Antartide.
I cloro fluoro carburi
Le diverse ricerche attraverso sofisticati strumenti di misura hanno rilevato che l’ozono è concentrato tra i 10 e i 45 Km di altezza.
A tale altitudine avviene che l’ossigeno (O2) viene spezzato dalle radiazioni solari (O2-->O+O), e l’ossigeno atomico in presenza di un catalizzatore, si unisce con l’ossigeno biatomico (O2+O-->O3) formando così l’ozono.
Oltre a ciò ci sono formazioni di molecole azotate (NOX) idrogenate (HOX) e clorate (ClOX) che distruggono l’ozono (O3) e riportano l’ossigeno allo stato naturale, così si crea una situazione di equilibrio che fa registrare una concentrazione di ozono pari a 8 p.p.m. (parti per milione).Intorno al 1985 alcuni scienziati tra cui Joseph Forman affermano la formazione del buco dell’ozono, inoltre alcuni colleghi inglesi fanno coincidere l’assottigliamento dello strato di ozono con l’aumento del cloro.
Questo problema viene attribuito ai CFC cioè cloro fluoro carburi e metano(CH4).Queste molecole vennero inventate dalla General Motor per sostituire i gas usati nella surgelazione dei prodotti, gas tossici che uccisero molte famiglie americane.
Da 50 anni questi CFC vengono usati nei circuiti di raffreddamento e nelle bombolette spray, perché sono gas inerti almeno finché rimangono nella zona bassa dell’atmosfera.
Un altro grave problema legato al buco dell’ozono è quello del rischio della popolazione che si espone alle radiazioni solari. I rischi a cui si vanno incontro sono malattie alla pelle, come ad esempio i melanomi, senza contare la morte della fauna e della flora, inoltre anche se in misura minore risulterebbe danneggiata anche la vita negli oceani. Forse l’affermazione l’uomo arrosto è un po’ troppo eccessiva ma se si continuerà cosi non sarà da escludere. In realtà non tutti sono d’accordo ad attribuire ai CFC la responsabilità del buco dell’ozono.
Dobbiamo allarmarci ?
Il problema del buco dell’ozono è una questione delicata da affrontare ma senza troppi allarmismi. Gli studiosi ammettono di trovare diverse difficoltà nell’interpretare un fenomeno che, non a caso, viene definito "un mistero scientifico". Il problema deve essere affrontato con dovuta attenzione perché le cause che hanno portato alla depressione (diminuzione del gas) sono diverse. Per esempio una causa è l’eruzione vulcanica che immette nella stratosfera polvere e gas, come nel caso del Pinatubo.
I due problemi, il buco dell’ozono e i mutamenti climatici, sono in qualche modo legati tra loro. La riduzione dei gas può avere una duplice conseguenza: da un lato favorisce il passaggio delle radiazioni solari verso la superficie terrestre, dall’altro favorisce anche l’emissione delle radiazioni infrarosse planetarie verso lo spazio esterno. Meno prevedibili sono invece le conseguenze sull’ozono di un eventuale cambiamento climatico. La ricerca italiana in questo campo è sicuramente in una buona posizione. Essa si sta sviluppando nell’ambito del programma nazionale di ricerche in Antartide. In questo ambito sono attivi due gruppi: il primo dell’università di Roma, il secondo dell’Istituto di Ricerca sulle onde elettromagnetiche. Nella base americana di McMurdo, un terzo gruppo dell’Istituto di Fisica dell’atmosfera del CNR di Roma, esegue sondaggi con i palloncini d’alta quota. Infine, i gruppi italiani sono inseriti a livello comunitario nei programmi che misurano eventuali depressioni dell’ozono nell’Antartide.